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∴ Sogni nel deserto del tempo ∴
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Thomas Cole ~ The Voyage of Life: Youth (1842)
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Dracula art
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Ancient Future
by DEKEL
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Escape the illusion
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Satet (anche Satis) è una divinità della mitologia egizia, particolarmente venerata ad Elefantina, in Egitto. Si considera protettrice delle acque del Nilo; viene raffigurata come una donna con la corona dell'Alto Egitto sormontata da due corna di gazzella.

Il nome ha il significato letterale di eiaculazione in correlazione con la teoria che vedeva l'annuale piena del Nilo come l'effetto dell'atto di masturbarsi del dio Atum. Nella teologia di Elefantina formava una triade con Khnum, suo sposo, e con la figlia Anuqet mentre ad Esna aveva come figlia la dea Neith. In epoca tarda anche questa divinità subirà un processo di assimilazione ad Iside.

https://it.wikipedia.org/wiki/Satet
Khnum (in egizio: ẖnmw, pronuncia Khnemu) è una divinità egizia appartenente alla religione dell'antico Egitto. Particolarmente venerato ad Assuan e Ermopoli, in Egitto, si considera protettore delle sorgenti del Nilo e della potenza creatrice delle inondazioni; viene raffigurato come un uomo con la testa di capro, a volte sormontata dal geroglifico del suo nome, l'anfora khenem, oppure dalla corona Atef, mentre tiene in mano l'ankh.

Secondo il mito plasmò l'uovo della creazione, e viene considerato il vasaio divino, che dona la vita alle sue creazioni modellandole al tornio con il limo del Nilo. Le sue compagne sono Satet, raffigurata con la corona bianca dell'Alto Egitto adorna di corna di gazzella, e Anuqet, con un'alta corona di piume; insieme formano la cosiddetta triade di Elefantina, dal nome del loro centro cultuale principale.

https://it.wikipedia.org/wiki/Khnum
« Secondo la leggenda, Pitagora avrebbe intuito che nella musica sono presenti ben determinati intervalli quantitativi ascoltando i ritmici colpi di maglio assestati da un fabbro su un’incudine. Possiamo ora apprezzare uno strano detto, diffuso tra gli Iacuti della Siberia: “Il fabbro è fratello maggiore dello sciamano”. Il ritmo ci riporta all’inizio della nostra apparente digressione, e ci fa meglio apprezzare quanto si diceva della poesia come “affare demiurgico”. In fondo, chi è lo sciamano? Lo sciamano è il medicine man, che, ripetendo secondo un rigido formalismo specifiche formule codificate, sa guarire, cioè reinscrivere il corpo squilibrato nell’armonia cosmica, restaurandone la condizione normale. La parola ben detta agisce magicamente sulla realtà: “La parola magica (sana) è pur creatrice, e Väinämöinen, che è il più alto rappresentante del potere magico, apparisce pur come creatore”. Come ricorda Nietzsche, si attribuiva alla musica il potere di sgravare gli affetti, di purificare l’animo, di ammansire la ferocia animi. Allorché la giusta tensione e l’armonia dell’anima erano andate perdute si doveva danzare al suono ritmico della musica. Con questa “terapia” Terpandro pacificò un tumulto, Empedocle ammansì un delirante, Damone purificò un giovinetto languente d’amore. Il dono che il dio-fabbro Kurdalægon fa ai gemelli Narti è un magico flauto d’acciaio che, dotato di voce propria, inizia a cantare invitando a bere la coppa colma di rong. Nella trance ipnotica indotta dal suono ritmico del tamburo, detto “cavallo dello sciamano”, poiché fatto di pelle equina, e dal kumys, sostanza psicotropa prodotta dal caglio del latte fermentato di giumenta, l’anima dello sciamano può addirittura ascendere attraverso una scala con sette pioli fino a visitare le vie dell’aldilà, il quale, nondimeno, è una zona celeste. Qui lo sciamano eschimese si imbatte in una vecchia dal nome sanguinario di “tagliatrice delle interiora”, il cui corpo si tende e si dilata come la luna, immagine di morte. Al riso dell’incauto visitatore (non si ride nel regno dei morti) la moira/menade getta il tamburo, afferra il coltello, strappa le interiora del malcapitato e le divora avidamente. Allo stesso modo, l’anima che non ha superato la prova di Maat, la “norma cosmica”, viene divorata da Ammut, mostro leonino che rappresenta la versione terrifica di Anubis/Sirio e del caldo estivo soffocante. Identica sorte tocca alle ombre sorprese a uscire dall’Ade: Cerbero le sbrana. »

- Andrea Casella, "La Macchina del Tempo. Saggio sulla Cosmoteologia Arcaica", Axis Mundi Edizioni 2023, cap. VII
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