Forwarded from ∴ Sogni nel deserto del tempo ∴ (macs)
«In quel mondo [di tenebre] ho dimorato migliaia di miriadi di anni e nessuno sapeva che io ero quaggiù… Per anni ed anni, per generazioni e generazioni io ero là ed essi non sapevano che io dimoravo nel loro mondo» (G 153 s.) (3).
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Non mi sfuggiva che la natura segue sempre un procedimento analitico, di evoluzione da un misterioso tutto vivente; subito dopo però mi sembrava che agisse di nuovo sinteticamente, poichè rapporti in apparenza del tutto diversi erano riavvicinati e ricollegati in un Tutto unico.
Goethe.
Art: Kurzgesagt, Quasars.
Goethe.
Art: Kurzgesagt, Quasars.
Straniero è ciò che proviene da altro luogo e non appartiene a questo qui. A coloro che sono di qui appare strano, non familiare e incomprensibile; ma il loro mondo dal canto suo è altrettanto incomprensibile allo straniero che viene ad abitarvi e simile ad una terra straniera dove si trova lontano da casa. Soffre perciò il destino dello straniero che è solitario, senza protezione, incompreso e incapace a comprendere, in una situazione piena di pericoli. Angoscia e nostalgia della patria sono parte del destino dello straniero. Egli che non conosce le strade del nuovo paese girovaga sperduto; se impara a conoscerle troppo bene, dimentica di essere uno straniero e si perde in un senso diverso, soccombendo all’attrattiva del mondo straniero e diventando estraneo alla sua propria origine. Diviene così un «figlio della casa», ed anche ciò fa parte del fato del forestiero. Nell’alienazione da se stesso l’angoscia è sparita, ma questo stesso fatto è il culmine della tragedia dello straniero. La reminiscenza della sua origine, il riconoscimento del suo posto di esilio per quello che è, è il primo passo indietro; il risveglio del desiderio della patria è l’inizio del ritorno. Tutto ciò appartiene al lato di «sofferenza» dell’estraneità; tuttavia in relazione alla sua origine è allo stesso tempo un segno di eccellenza, una fonte di potere e di vita segreta, sconosciuta all’ambiente circostante, e in ultima analisi impermeabile per esso, perché è incomprensibile alle creature di questo mondo. In questa superiorità dello straniero, che lo distingue anche quaggiù, sebbene segretamente, sta la sua gloria manifesta nel regno nativo, che è al di fuori di questo mondo. In tale situazione lo straniero è il remoto, l’inaccessibile, e la sua singolarità significa maestà. Perciò lo straniero preso assolutamente è il totalmente trascendente, l’«al di là», e un attributo eminente di Dio.
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La pietra luciferina.
In queste leggende, liberate che siano dai rivestimenti di ordi ne religioso in senso stretto, appare di nuovo la connessione del Graal quale pietra celeste con un retaggio e un potere misterioso connesso con lo « stato primordiale » e, in un certo modo, conservatosi nel periodo dell'« esilio ». Il riferimento a Lucifero, in sé stesso, di là dal quadro a carattere cristiano e teistico, può essere presentato come una variante del tema di un tentativo, abortito o deviato, di riconquista « eroica » di tale stato. Quanto al tema della schiera degli angeli discesi dal cielo col Graal, esso richiama quello della razza stessa dei Tuatha dé Danann, anch'essa considerata come di « esseri divini », venuta in Irlanda dal cielo, portando anch'essa una pietra sovrannaturale - la pietra dei re legittimi - е altresí oggetti che, come si è notato, corrispondono esattamente a quelli del ciclo del Graal: una spada, una lancia, un recipiente che dà inesauribilmente ad ognuno il suo alimento. In pari tempo la patria dei Tuatha - lo sappiamo - è quell'Avallon che, secondo una tradizione già segnalata, è anche la sede dei libri del Graal e che, in ogni caso, si è spesso confuso, per via di oscure associazioni, col luogo dove si manifestò eminentemente il Graal.
In queste leggende, liberate che siano dai rivestimenti di ordi ne religioso in senso stretto, appare di nuovo la connessione del Graal quale pietra celeste con un retaggio e un potere misterioso connesso con lo « stato primordiale » e, in un certo modo, conservatosi nel periodo dell'« esilio ». Il riferimento a Lucifero, in sé stesso, di là dal quadro a carattere cristiano e teistico, può essere presentato come una variante del tema di un tentativo, abortito o deviato, di riconquista « eroica » di tale stato. Quanto al tema della schiera degli angeli discesi dal cielo col Graal, esso richiama quello della razza stessa dei Tuatha dé Danann, anch'essa considerata come di « esseri divini », venuta in Irlanda dal cielo, portando anch'essa una pietra sovrannaturale - la pietra dei re legittimi - е altresí oggetti che, come si è notato, corrispondono esattamente a quelli del ciclo del Graal: una spada, una lancia, un recipiente che dà inesauribilmente ad ognuno il suo alimento. In pari tempo la patria dei Tuatha - lo sappiamo - è quell'Avallon che, secondo una tradizione già segnalata, è anche la sede dei libri del Graal e che, in ogni caso, si è spesso confuso, per via di oscure associazioni, col luogo dove si manifestò eminentemente il Graal.
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