Bread&Roses 🥖🌹 – Telegram
Bread&Roses 🥖🌹
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Spazio di mutuo soccorso - Via Amendola 189/A Bari. Canale comunicazioni

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RADICI. AUTOPRODUZIONI IN PIAZZA. MERCATINO CONTADINO E ARTIGIANATO LOCALE

L'agroecologia per la Palestina.
La Palestina per l'agroecologia.

📍A Conversano - piazza Cesare Battisti
🗓️ Domenica 14 dicembre | alle 10.30 ci colleghiamo con le 𝗖𝗼𝗼𝗽𝗲𝗿𝗮𝘁𝗶𝘃𝗲 𝗮𝗴𝗿𝗶𝗰𝗼𝗹𝗲 𝗽𝗮𝗹𝗲𝘀𝘁𝗶𝗻𝗲𝘀𝗶 nell'ambito di una bellissima e necessaria iniziativa: 𝗥𝗮𝗱𝗶𝗰𝗶. 𝗔𝘂𝘁𝗼𝗽𝗿𝗼𝗱𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗶𝗻 𝗣𝗶𝗮𝘇𝘇𝗮.
Parteciperemo anche noi insieme a tanti produttori e produttrici che fanno vivere l'Emporio Fuorimercato al Bread&Roses con i loro prodotti contro e fuori la Grande distribuzione organizzata.

🌱 𝗟𝗮 𝗽𝗶𝗮𝘇𝘇𝗮 𝘀𝗶 𝗿𝗶𝗲𝗺𝗽𝗶𝗲 𝗱𝗶 𝘃𝗶𝘁𝗮. Una giornata intera in cui produttori, artigiani, musicisti, realtà locali e cittadini si incontrano per condividere saperi, sapori e nuove visioni di comunità.

𝗡𝗲𝗹 𝗰𝗮𝗿𝗼𝘀𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗿𝗮𝗺𝗺𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗮𝗰𝗰𝗼𝗺𝗽𝗮𝗴𝗻𝗲𝗿𝗮̀ 𝗥𝗮𝗱𝗶𝗰𝗶 𝗱𝗮𝗹𝗹’𝗮𝗹𝗯𝗮 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗲𝗿𝗮, 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗼 𝗱𝗼𝗽𝗼 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗼.

Una piazza che torna a essere luogo di incontro, di confronto, di festa.
Un giorno intero in cui la comunità si ritrova e fiorisce, tra cibo, musica, artigianato, dibattiti e relazioni che mettano al centro la terra e le persone.

🌾 𝗥𝗮𝗱𝗶𝗰𝗶 𝘂𝗻’𝗮𝗹𝘁𝗿𝗮 𝗲𝗰𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝗮, 𝘂𝗻𝗮 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗮 𝗲𝗻𝗲𝗿𝗴𝗶𝗮, 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗿𝗲𝘀𝗰𝗲 𝗶𝗻𝘀𝗶𝗲𝗺𝗲.

Norbeat
Associazione Meda
Associazione Rizomi
Luciao 2025
Ci vediamo oggi alle 18:00 a Spazio13 per la proiezione di *The cost of growth*

A seguire dibattito con Donatella Gasparro, sociologa e ricercatrice sulla decrescita, il collettivo di fabbrica gkn, i movimenti ecologisti tarantini, il bread&roses 🔥

🎥 *Qui il trailer del film* 👉 https://www.instagram.com/reel/DSHixeIgg2a

📌*Qui il link per prenotare gli ultimissimi posti* 👉 https://www.eventbrite.com/e/biglietti-the-cost-of-growth-1976908685094
FESTA DI PAESE AL BREAD AND ROSES con i giochi delle sagre autoprodotti, musiche e lucine di natale.
Il 27 e 28 dicembre il Bread si veste di un'aurea stregata e fatata.

Le streghe da sempre sono custodi di segreti e pozioni che permettono la rigenerazione di un universo lontano da sbirri e fasci. E le fate, grazie alla loro magia ci lasciano entrare in uno spazio utopico e senza frontiere dove qualsiasi nostro desiderio può diventare realtà.
In queste due giornate il bread darà vita alla sagra delle streghe, ci saranno i giochi delle sagre di paese autoprodotti in tutte le forme e dimensioni, le chiacchiere silenziose e vitali che danno ispirazione e idee per continuare le lotte insieme.

Ci sarà un cerchio su anarchia relazionale e galere, perchè se lo stato prova a isolarci e reprimere i nostri affetti, quello che cerchiamo di fare noi invece, è collettivizzare i dolori e trovare nuove pratiche per resistere insieme.
ci sarà tanta decompressione prima e dopo grazie ai giochini costruiti con le mostre manine (di lucertolona), tiro alla corda, lancio della pietra, tiro al bersaglio, giocoleria, clow armeria, proiezioni, letture, tarocchhi, riffa e tanto altro, sarebbe un peccato spoilerare tutto ora... che la magia delle creature del bosco faccia il suo corso e trasformi uno spazio in città in una piccola isola felice.

La sera con le musiche e soundino, balliamo, mangiamo e beviamo.

Parte del ricavato andrà alla cassa di resistenza anticarceraria per le ame ingabbiate per i fatti del carnevale noponte e per l'operazione ipogeo.

L'entrata è sempre offerta libera,
pranzo e cena veg

Sogniamo un mondo senza galere, cpr e frontiere
Libertà per le rivoltosx
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Per la stragrande maggioranza delle persone il #carcere è un universo sconosciuto. La paura che esso evoca genera un meccanismo di rimozione ed è così: il carcere si sottrae allo sguardo pubblico e alla critica della sua presunta funzione di rieducazione e risocializzazione. Da qui la necessità di parlarne, di fare iniziativa politica, di convocare presidi e manifestazioni sotto le carceri pugliesi perché crediamo che sia urgente e necessario rompere il muro dell’indifferenza, della diffidenza e dell’omertà che avvolge gli istituti di detenzione, affinché si possa fare luce sulle brutali condizioni detentive nelle carceri italiane, tra morte per mancanza di cure e suicidi (79 nel 2025), sovraffollamento cronico, assenza totale di assistenza sanitaria e di cura affettiva, mancanza di attività ricreative, sportive e di formazione e lavoro. Le carceri non solo non “riabilitano”, ma escludono ulteriormente i detenuti dalla società, imponendo loro uno stigma e marchiandoli a vita.
I luoghi di detenzione sono uno strumento dello stato per tenere rinchiuse le “classi pericolose”, ovvero persone povere, migranti, tossicodipendenti, militanti ed attiviste politiche, e tuttx coloro che hanno preferito correre il rischio di infrangere la legge piuttosto che rinunciare alla propria dignità.

Per il governo Meloni e più in generale per i governi degli ultimi 25 anni, la legislazione d’emergenza attuata attraverso i “decreti sicurezza”, l’innalzamento delle pene, la creazione di nuove fattispecie di reato e la repressione penale sempre più diffusa e il carcere hanno assunto un ruolo centrale in una strategia d’azione volta a silenziare e invisibilizzare le soggettività marginalizzate e a reprimere ogni forma di dissenso, attraverso la costruzione di paure sociali che generino la percezione di una permanente “emergenza sicurezza”.

Per queste motivazioni abbiamo indetto un presidio di protesta sotto le mura del carcere di #Brindisi – Sabato 10 Gennaio alle ore 11:00 affinché la #solidarietà tra persone libere e detenute possa varcare la soglia di quelle mura.
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𝗗𝗮𝗹𝗹'𝗜𝗿𝗮𝗻. "𝗩𝗼𝗴𝗹𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗶𝗹 𝗽𝗮𝗻𝗲 𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗲 𝗿𝗼𝘀𝗲, 𝗹𝗮 𝗿𝗶𝘃𝗼𝗹𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲".
𝘈𝘣𝘣𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘵𝘳𝘢𝘥𝘰𝘵𝘵𝘰 𝘦 𝘱𝘶𝘣𝘣𝘭𝘪𝘤𝘩𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘶𝘯𝘢 𝘥𝘪𝘤𝘩𝘪𝘢𝘳𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘪 𝘰𝘳𝘨𝘢𝘯𝘪𝘻𝘻𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘪 𝘴𝘰𝘤𝘪𝘢𝘭𝘪, 𝘴𝘪𝘯𝘥𝘢𝘤𝘢𝘭𝘪 𝘦 𝘧𝘦𝘮𝘮𝘪𝘯𝘪𝘴𝘵𝘦 𝘪𝘳𝘢𝘯𝘪𝘢𝘯𝘦.

"Ci troviamo unite durante uno dei momenti più decisivi della storia contemporanea. Ciò che si sta verificando oggi nelle strade, negli scioperi e nelle proteste nazionali è la continua della rivolta del 1401, una rivolta iniziata con lo slogan "#Donna, #Vita, #Libertà" e che ha squarciato il velo della discriminazione istituzionalizzata, dell'umiliazione sistematica, della #repressione aperta e della povertà strutturale. Quella rivolta ha confermato un fatto: la società non è più disposta a continuare a vivere una vita imposta sotto questo ordine ingiusto.

La regola dell'hijab obbligatorio è stata rotta e abbiamo dichiarato apertamente che non tollereremo l'apartheid sessuale e di genere. Abbiamo dichiarato di disprezzare le tradizioni e che non negozieremo la dignità umana e quando il regime ci ha risposto con proiettili, prigioni ed esecuzioni, abbiamo mantenuto la nostra posizione. Con il grido di unità – contro la povertà e la corruzione – abbiamo detto che non ci saremmo tirati indietro finché non avremmo vinto la nostra rivoluzione incompiuta.

Oggi, fedeli a quel giuramento, siamo scese in piazza e cantiamo: Libertà, libertà, libertà.

Oggi siamo qui non solo per il pane, ma per la nostra vita; non solo per la sopravvivenza, ma per la #dignità, il valore umano e il futuro dell’umanità.

L'inflazione in corso ha avuto un impatto negativo sulla maggioranza della popolazione. Salari e pensioni ben al di sotto della soglia di povertà e del costo della vita, privatizzazioni predatorie, corruzione, l'ascesa di molteplici mafie, la repressione, le carceri e le esecuzioni, e le politiche guerrafondaie hanno spinto la vita delle persone sull'orlo del collasso. La società ha raggiunto un punto critico e le proteste a livello nazionale sono il riflesso diretto di questa crisi.

Commercianti e negozianti – spesso l’indicatore di un'economia al collasso – sono scesi in campo attraverso lo #sciopero.
La protesta di oggi è una protesta contro una classe parassitaria di miliardari che ha trascinato la vita delle persone nella rovina. Il problema non è solo l'aumento dei prezzi o del tasso di cambio del dollaro; il problema è l'intera struttura che calpesta la nostra dignità umana ogni singolo giorno. Ecco perché tutti, dalla Generazione Z ai pensionati, che gridano ogni giorno: "Sostentamento, dignità, nostro diritto innegabile”, sono stati spinti in piazza.

Oggi noi – lavoratori, insegnanti, infermieri, pensionati, studenti, donne e tutte le persone oppresse – scendiamo in piazza, città per città, e innalziamo il grido di libertà e uguaglianza.
Quanto durerà la povertà? Quanto durerà la schiavitù? Quanto durerà la prigionia nelle grinfie degli appaltatori e delle mafie dell'acqua, dell'elettricità e dell'assistenza sanitaria, reti che si ingrassano ogni giorno grazie ai loro legami con i blocchi di potere, mentre le vite delle persone vengono sempre più distrutte?

Quanto durerà la prigionia, le esecuzioni, i decreti sull'obbligo del velo e le pattuglie repressive?
Non abbiamo nulla in contrario con i popoli del mondo. Non ci serve l’aumento di forze armate o l’arricchimento nucleare. Queste politiche sono ciò che spezza la schiena delle persone.

Noi, organizzazioni e firmatarie di questa dichiarazione, ci consideriamo parte integrante di questa rivolta nazionale. Con lo slogan "Donna, Vita, Libertà", dichiariamo il nostro pieno sostegno e la nostra solidarietà alle lotte in corso del popolo per la libertà, il benessere, la giustizia e la dignità umana, e sottolineiamo quanto segue:
Siamo unite e fermamente contrarie alla repressione e alle uccisioni da parte dello Stato, e siamo al fianco delle famiglie di coloro che sono stati uccisi nella loro ricerca di giustizia. La protesta è un nostro diritto. Combatteremo con tutte le nostre forze per la libertà di tutti coloro che sono stati arrestati durante le proteste popolari e per tutti i prigionieri politici, e chiediamo un "Iran senza esecuzioni". A sostegno degli scioperi nazionali, insieme alle nostre famiglie organizzeremo raduni nei centri cittadini e renderemo le file delle proteste in piazza più for weti e potenti.

Contro i tentativi di dividerci, uniremo le nostre linee con gli slogan "Unità, unità", "Contro povertà e #corruzione" e "Morte al #dittatore". E all'unisono con il popolo di Zahedan grideremo: ora è il momento dell'unità, ora è il momento della #rivoluzione.

Un sussidio di 700.000 di toman non è la risposta alla povertà imposta da salari che sono ripetutamente ben al di sotto del costo della vita. Non parlateci di "tesoreria vuota". I budget astronomici delle forze di repressione, delle forze di procura e delle istituzioni religiose inefficaci devono essere tagliati. I miliardi detenuti dagli ayatollah, dai figli privilegiati degli ufficiali e dal regime devono essere restituiti alla popolazione, così da essere spesi per migliorare la vita delle persone abbassando il costo di cibo, benzina e altro ancora.

Non abbiamo bisogno di una leadership e lo sottolineiamo ancora una volta: la nostra richiesta è di porre fine a un secolo di sfruttamento e dispotismo e di costruire una società in cui pochi ricchi non rubino alle persone decidendo il loro destino dall'alto.

La decisa prosecuzione delle proteste, l'espansione degli scioperi, la vigilanza e l'unità sono le garanzie del nostro progresso e della realizzazione dei nostri sogni repressi. Continueremo con forza il cammino che abbiamo scelto e, attraverso la nostra unità e solidarietà, porremo fine a questa schiavitù, povertà, umiliazione e disuguaglianza".

Firmatari:
1- Unità dei pensionati
2- Associazione per l'elettricità e il metallo di Kermanshah
3- Don’t Execute
4- Justice Seekers (Famiglie in cerca di giustizia)
5- Consiglio organizzativo delle proteste dei lavoratori del petrolio a contratto
6- Consiglio organizzativo dei lavoratori del petrolio non ufficiali (Vendite a terzi/Arkan-e)
7- Consiglio di coordinamento delle proteste degli infermieri
8- Voce delle donne iraniane

fonte: https://www.iranintl.com/
versione in inglese
https://www.facebook.com/share/p/19JQ6bjFNJ/
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