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Osservatorio Repressione
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Altra grande pagina di (S)giornalismo di “La Repubblica” diretto da Maurizio Molinari

Oggi il quotidiano “La Repubblica” apre le pagine di cultura con questo intervento firmato dall’accademico britannico Denis MacEoin. Forse MacEoin scrive dall’ aldilà, infatti è morto il 6 giugno 2022 e l’articolo risale al 2011

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Armi, tecnologie della sorveglianza, droni, tattiche e repressione: Antony Loewenstein, giornalista australiano e nipote di ebrei tedeschi rifugiati, racconta come la Palestina sia diventata il luogo perfetto per gli affari dell’industria militare israeliana. Strumenti antidemocratici venduti a una lunga lista di Stati, molti dei quali governati da dittature e interessati a colpire le proprie minoranze interne

https://www.osservatoriorepressione.info/la-palestina-un-laboratorio-cosi-israele-esporta-la-tecnologia-delloccupazione/


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Negli ultimi 40 anni corruzione e illegalismi sono aumentati in maniera significativa e, con essi, i pubblici amministratori coinvolti. È l’effetto della controrivoluzione liberista (meno Stato + mercato) che ha abbattuto il senso delle regole, esaltato la discrezionalità degli apparati, dato forza a cerchie di pressione di ogni tipo, emarginato il controllo e la partecipazione dei cittadini

https://www.osservatoriorepressione.info/perche-cresce-la-corruzione/

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Il vicesindaco deposto di Colemêrg condannato a 19 anni e 6 mesi di carcere

Dopo che il co-sindaco della città di Colemêrg, eletto democraticamente alle elezioni locali del 31 marzo, è stato arrestato il 3 giugno e sostituito da un amministratore forzato, Siddik Akiş è stato appena condannato a 19 anni e 6 mesi di carcere dalla magistratura turca in un procedimento sommario.

Il politico del partito di sinistra DEM è stato condannato con accuse inventate in un processo politico-farsa e riconosciuto colpevole di "leadership e appartenenza a un'organizzazione terroristica armata" e "propaganda per un'organizzazione terroristica armata".

Nel frattempo, a Colemêrg e in altre città del Kurdistan settentrionale e della Turchia continuano le proteste contro il golpe politico del governo Erdoğan. A Colemêrg, la polizia ha impedito con la violenza una dichiarazione alla stampa contro la condanna.

@Jugendinfo
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Forwarded from Radio Blackout 105.250FM
Pacchetto sicurezza. Più galera per chi lotta
Innalzare fino a 25 anni di reclusione la pena per chi protesta in modo “minaccioso o violento” contro le grandi opere infrastrutturali è l’obiettivo di un emendamento della Lega, firmato dal deputato Igor Iezzi, al cosiddetto “pacchetto sicurezza“, il ddl approvato a novembre dal Consiglio dei ministri e ora in discussione nelle Commissioni Giustizia e Affari costituzionali della Camera.
La proposta Iezzi vuole introdurre un nuovo comma all’articolo 339 del codice penale, che elenca le circostanze aggravanti dei reati di resistenza, violenza o minaccia a un pubblico ufficiale o a un corpo dello Stato. Al momento le pene, che di base possono arrivare a sette anni, “sono aumentate” in modo generico dal primo comma “se la violenza o la minaccia è commessa nel corso di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico ovvero con armi, o da persona travisata, o da più persone riunite, o con scritto anonimo, o in modo simbolico“. Inoltre, in base al secondo comma, “se la violenza o la minaccia è commessa da più di cinque persone riunite, mediante uso di armi anche soltanto da parte di una di esse, ovvero da più di dieci persone, pur senza uso di armi”, il minimo diventa di tre anni e il massimo di 15. A queste aggravanti l’emendamento ne aggiunge un’altra: “Se la violenza o minaccia è commessa al fine di impedire la realizzazione di un’opera pubblica o di un’infrastruttura strategica, la pena è aumentata da un terzo a due terzi”.
Se la proposta diventerà legge, chi protesterà in gruppo contro un’opera pubblica con manifestazioni simboliche, se queste verranno considerate “minacciose o violente”, rischierà fino a 25 anni di carcere.
In linea con le altre disposizioni di questo pacchetto legislativo del governo, si tratta di un’aggravante cucita come un abito su misura per chi si oppone alle grandi opere come il TAV, il Ponte sullo Stretto, i rigassificatori o qualsiasi opera considerata strategica.
Igor Iezzi propone anche una modifica al reato di violenza privata per colpire le pratiche dei lavoratori in sciopero.
Violenza privata è un reato punito con la reclusione fino a quattro anni. I lavoratori che fanno i picchetti spesso non vanno a processo o vengono assolti, perché la norma punisce “chiunque, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa”. La norma suggerita dalla Lega, invece, detta un’interpretazione di segno opposto: “L’articolo 610 del codice penale deve interpretarsi nel senso che il reato di violenza privata ivi previsto si configura anche nel caso in cui una o più persone impediscano l’entrata o l’uscita da uno spazio aziendale ostruendone il transito con la sola interposizione dei propri corpi e la resistenza attiva o passiva opposta a chi intenda passare. Non costituisce esimente o scriminante il fatto che il detto comportamento sia tenuto per sostenere un’azione di sciopero”.
Il governo vuole avere le mani libere: una mannaia pende sulle teste di chi lotta.
Ne abbiamo parlato con l’avvocato Eugenio Losco

Ascolta la diretta:

https://radioblackout.org/2024/06/pacchetto-sicurezza-piu-galera-per-chi-lotta/
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Nelle ultime settimane l’esercito turco ha aumentato l’intensità degli attacchi contro l’Amministrazione democratica autonoma del nordest della Siria. Dentro i confini dello stato turco, invece, il regime Akp-Mhp torna ad attaccare co-sindaci e co-sindache delle città a maggioranza curda nel sud-est.

https://www.osservatoriorepressione.info/erdogan-bruciare-campi-grano-rojava-destituisce-sindaco-hakkari-bakur/

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TRENTO SABATO 8 GIUGNO c/o Parco di MELTA

ARE COPS ARE BORDERS

ore 12:30 Buffet Vegan
ore 14:30 inizio discussione/confronto aperto su mezzi utili per difendersi dalla legge e dagli “abusi” di potere,polizieschi o psichiatrici, dai TSO e dalle galere, condivisione di esperienze e di pratiche, consigli da un avvocato, con il Collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud e con la cassa di solidarietà “la Lima”.

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Nove ore in ostaggio a Roma. Giovedì 30 maggio, Klodi Leka, attivista albanese era invitato a una iniziativa a Roma, a Casale Garibaldi, per parlare di ecologia e turistificazione in Albania, ma anche della retorica di fratellanza con l’Italia e dei CPR che si stanno costruendo per rinchiudere i migranti che giungono in Italia con gli sbarchi nel Canale di Sicilia

https://www.osservatoriorepressione.info/abusi-polizia-attivista-albanese-allaeroporto-fiumicino/

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ero_straniero.pdf
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I veri numeri del decreto flussi: un sistema che continua a creare irregolarità

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Accordo tra Leonardo SpA e Rete Ferroviaria Italiana (RFI), partecipata al 100% di Ferrovie dello Stato, per migliorare e incrementare le capacità dell’infrastruttura italiana su rotaia in funzione delle esigenze militari.

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