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a cura di Davide Malacaria
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L’Arabia Saudita sta formando una coalizione militare con la Somalia e l’Egitto per contrastare l’influenza regionale degli Emirati Arabi Uniti. Si prevede che il presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud visiterà Riyadh per finalizzare gli accordi incentrati sulla sicurezza del Mar Rosso”. Così Business Insider.

Val la pena notare che gli Emirati stanno conoscendo una forte pulsione espansionistica, che viaggia in parallelo con quella di Israele. Una convergenza che viene da lontano e che ha visto Abu Dhabi mettersi a disposizione di Tel Aviv nel corso del genocidio di Gaza e altro.

Lo ha rivelato Emirateleaks, che ha pubblicato un documento ufficiale del 2023 indirizzato al Comando delle operazioni congiunte delle Forze armate degli Emirati Arabi Uniti nel quale, dati gli stretti rapporti con Israele, si chiede di ...
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Un aspetto interessante della crisi iraniana è che Trump, al contrario della retorica brutale usata per le pretese sulla Groenlandia, per giustificare l’intervento contro Teheran, a oggi in sospeso, ha fatto “affidamento sulla responsabilità di proteggere, un’idea associata ai progressisti che normalmente avrebbe ridicolizzato”. Così Adam Dick sul Ron Paul Institute.

In realtà, corregge di seguito Dick, tale idea è propria anche dei neoconservatori, come denota il regime-change consumato in Siria, sul cui destino, ricorda Dick, David Stockman ha scritto: “Uno stato fallito, senza legge, bombardato e impoverito economicamente a causa del pesante intervento di Washington voluto delle sanguinarie sorelle gemelle del Partito della Guerra”.

Le “sorelle gemelle”, continuava Stockman, sono “i neoconservatori – guidati dallo spregevole clan Kagan [oggi ancora sugli scudi ndr] – e dalla claque interventista liberale R2P che fa riferimento a Hillary Clinton”. Dove R2P sta per “responsabilità di proteggere”...
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🇮🇷🇮🇷🇮🇷 Trump: un altro duce e un altro re per l'Iran

In un’intervista a Politico di sabato scorso Trump ha fatto una nuova inversione di rotta sull’Iran e, dopo che aveva ringraziato Teheran per aver annullato le condanne a morte dei cosiddetti ribelli arrestati, ha dichiarato che “è giunto il tempo di cercare una nuova leadership” per il Paese mediorientale.

La cronista che ha carpito queste parole ha spiegato che sono giunte dopo che l’ayatollah Khamenei aveva accusato gli Stati Uniti per la strage che si è consumata durante le proteste, dato il sostegno attivo di Washington alla ribellione, ovviamente in combinato disposto con Tel Aviv.

Ironico ricordare, come abbiamo fatto nel titolo, come le giustificazioni per innescare un intervento armato abbiano il noioso vizio di ripetersi. Così “Faccetta nera” ha accompagnato l’avventura coloniale fascista in Etiopia, propagandata con la necessità di liberare l’Abissinia dalla schiavitù, così che nella canzone di cui al titolo si sollecitava il popolo di “aspettare e sperare” in una nuova leadership, re e duce, che l’intervento liberatorio avrebbe intronizzato.

Le rinnovate minacce di Trump giungono, appunto, dopo il momento di pausa delle tensioni, durante il quale l’inviato Usa Steve Witkoff ha esplicitato le vere richieste di Washington: addio al nucleare, rescissione delle alleanze con le milizie sciite mediorientali (Hezbollah in Libano e Iraq e Houti dello Yemen) e riduzione del programma missilistico.

Richieste che Teheran non può accettare e che, in realtà, sono made in…


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🇺🇦🇺🇦🇩🇰🇩🇰 Groenlandia e Ucraina: le dolenti ambasce della leadership Ue

La spinta di Trump per acquisire la Groenlandia rafforza. E i leader della Ue reagiscono con un insulso balbettio, una manciata di soldatini mandati a sciare sull’isola artica. Dove l’aspetto più tragico di tale stralunata iniziativa è che non si accorgono quanto sia ridicola.

Tale mancanza di consapevolezza non deriva solo dal panico di vedersi brutalizzati dal loro padrone, né dallo shock per il tradimento del rapporto fiduciario cementato da anni di obbediente sudditanza, ma semplicemente dalla loro inconsistenza, palesata da decenni e immortalata da fotografie di innumerevoli vertici inter-europei e internazionali che li vede sorridenti e felici nonostante il mondo gli crollasse poco a poco attorno.

Momenti che li hanno visti sfoggiare muscoli che non avevano, non solo contro la Russia, ma anche contro il padrone d’oltreoceano, quando questi era Trump, in obbedienza ai vecchi padroni americani che lo volevano spodestare. La fotografia della Merkel che guarda in cagnesco Trump a un G-7, rimasta nella memoria collettiva, è la più palese manifestazione di questa farsa.

La donna più potente del mondo veniva definita dai media, nulla importando che era a capo di una nazione che, nella stessa temperie, era definita un gigante economico e un nano geopolitico. Una connotazione geopolitica che, con l’identificazione dell’Unione europea con la Grande Germania – con i Paesi membri chiamati semplicemente a fare da corollario alla motrice teutonica – si è trasferita al continente.

Un’Europa sempre più in ritirata, sempre più…


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🇵🇸🇵🇸🇵🇸 Lo stralunato, tragico, Board of peace di Gaza

Mentre il punto focale dei media è fisso sulla Groenlandia, il genocidio dei palestinesi prosegue, lento ma inesorabile. Ogni giorno si registrano vittime, di stenti, di malattie e a causa dell’assideramento, che reclama vite bambine. E quasi ogni giorno l’IDF uccide: ieri altre cinque morti, di cui due bambini, che si aggiungono ai 460 uccisi dopo il cosiddetto cessate il fuoco (circa cento bambini).

Né si vede luce all’orizzonte, stante che i proclami sul Board of Peace a trazione trumpiana, che si sta componendo di personaggi vari e variegati, tra cui il catto-satanista Tony Blair, che evidentemente ha forzato il blocco dei Paesi arabi (che non lo volevano a causa del suo ruolo nell’invasione irachena), e forse persino il premier israeliano, invitato a farne parte per sedarne il furore causato dalla cooptazione di Turchia e Qatar, che vede come rivali regionali.

A tale circolo Trump ha invitato un po’ tutti i leader, da Macron a Putin, da Xi Jinping alla Ue fino al Canada, con esiti altalenanti. Qualcuno ha accettato di salire sul carrozzone alla modica cifra di un miliardo di dollari (tale la richiesta), altri no, altri ancora ci stanno riflettendo.

Anche perché non si capisce bene cosa debba fare, al di là di supervisionare gli investimenti per edificare una sorta di…


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WITKOFF VA A MOSCA

Mentre tutti a Davos parlavano della Groenlandia, querelle sulla quale portebbe collassare la Nato, ai margini del Forum si è svolto un incontro molto importante tra l’inviato di Trump Steve Witkoff (a cui va aggiunto lo stolido Jared Kushner) e quello di Putin Kirill Dmitriev. Un colloquio che le parti hanno definito “costruttivo“.

La trattativa s’intraccia con l’interlocuzione tra Witkoff e la delegazione ucraina guidata dal Consigliere per la sicurezza nazionale Rustem Umerov e il capogruppo del partito Servo del popolo David Arakhamia, più flessibili al compromesso rispetto ai loro rigidi predecessori. Colloqui che si sono svolti la scorsa settimana a Miami e sono proseguiti in questi giorni a Davos.
Parimenti flessibile anche l’ex capo dell’intelligence militare e attuale capo dello staff presidenziale Kyrylo Budanov, anche lui a Davos a supervisionare il negoziato, essendo di fatto l’uomo forte del suo Paese.

Incoraggianti le sue dichiarazioni: “Siamo sulla strada verso una soluzione radicale alla guerra. Non posso dire che la pace arriverà domani. Se qualcuno lo dice, non è assolutamente vero. Ma si stanno facendo molti sforzi in questa direzione. Stiamo facendo progressi. C’è un cauto ottimismo”.

Qualcosa si è mosso, tanto che Witkoff ha annunciato che domani incontrerà Putin a Mosca. Incontro confermato dal portavoce del Cremlino…


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🇵🇸🇵🇸🇵🇸 GAZA. L'INFERNO VISTO DA VICINO

Intervista a Roberto Scaini di Médecins Sans Frontières (MSF)

Le macerie che circondano Gaza fanno il paio con le macerie emotive di chi è sopravvissuto all’inferno. A Gaza, oggi, è il tempo delle testimonianze. Roberto Scaini, capo medico di Medici Senza Frontiere, lo sa bene. È nella Striscia da due mesi, per la seconda volta. C’era già stato nel 2024: i suoi occhi avevano visto l’inferno in terra. Da dicembre è tornato, si trova a Gaza City. I suoi occhi forse erano preparati. Le sue orecchie no.

Roberto Scaini
Dopo due anni, le persone con cui lavora hanno bisogno di parlare, di raccontare. Hanno bisogno di testimoni per la loro storia: una storia fatta di morte e di sopravvivenza. A questo, Roberto non era preparato.

Roberto, ci siamo sentiti a maggio 2024. Dopo quasi due anni sei di nuovo a Gaza. Cosa è cambiato?
«È tutto diverso. I bombardamenti non sono finiti, ma non sono paragonabili alla ferocia scellerata che c’era prima del cessate il fuoco. E tuttavia le bombe sono solo un modo più rumoroso di uccidere. Non l’unico. Si muore di freddo. Si muore perché i corpi sono debilitati. E si muore per tutto ciò che, in condizioni di vita normali, sarebbe curabile. Si muore per tutto quello che non c’è più».

Com’è la situazione degli ingressi degli aiuti umanitari?
«Rispetto a prima entrano più aiuti, è vero. Ma non sono sufficienti, per un motivo…


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LA FINE DEL FALSO MONDO BASATO SULLE REGOLE

Il discorso del premier canadese Mark Carney a Davos ha qualcosa di storico. Ne pubblichiamo ampi brani.
Questo è il momento di “una rottura nell’ordine mondiale, della fine di una piacevole finzione e dell’inizio di una dura realtà”, in cui le grandi potenze “non sono sottoposte a nessun limite, a nessuna costrizione”.

“D’altro canto, gli altri Paesi, in particolare le potenze intermedie come il Canada, non sono impotenti. Hanno la capacità di costruire un nuovo ordine che comprenda i nostri valori, come il rispetto dei diritti umani, lo sviluppo sostenibile, la solidarietà, la sovranità e l’integrità territoriale degli Stati. Il potere dei meno potenti inizia con l’onestà” [sic ].

“Sembra che ogni giorno ci venga ricordato che viviamo in un’epoca di rivalità tra grandi potenze, che l’ordine basato sulle regole sta svanendo, che i forti possono fare ciò che vogliono e i deboli devono subire ciò che devono. E questo aforisma di Tucidide viene presentato come inevitabile, come la logica naturale delle relazioni internazionali che si riafferma”.

“Di fronte a questa logica, i paesi tendono ad assecondare gli altri […] per evitare problemi, nella speranza che il rispetto delle regole compri la sicurezza. Non lo farà”.

“Quindi, quali sono le nostre opzioni? Nel 1978, il dissidente ceco Václav Havel, in seguito presidente, scrisse un saggio intitolato Il potere dei senza potere , in cui poneva una semplice domanda: come si sostiene il sistema comunista? E la sua risposta iniziò con un fruttivendolo”.

“Ogni mattina, questo negoziante espone un cartello in vetrina: ‘Lavoratori di tutto il mondo, unitevi’. Non ci crede, nessuno ci crede, ma espone comunque un cartello per evitare problemi…


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🇵🇸🇵🇸🇵🇸 La sicurezza di Gaza sarà affidata agli squadroni della morte?

Alla cerimonia di apertura del cosiddetto Consiglio per la Pace di Donald Trump a Davos, Jared Kushner ha svelato la “nuova Gaza”: grattacieli, complessi residenziali lussuosi etc. “Non c’erano palestinesi alla cerimonia, né nessuno dello stesso Board of peace. Nella fantasia di Kushner, i palestinesi appaiono in assenza, sepolti sotto le macerie della vera Gaza”. Così Medea Benjamin e Nicolas Davies su Antiwar.

“Ma, esattamente, come possono essere ‘smilitarizzati’ e pacificati i palestinesi per lasciare spazio a questa Riviera del Medio Oriente? L’assassinio del capo della polizia di Khan Younis, ucciso a gennaio a Gaza mentre si trovava in auto, è un indizio agghiacciante. Non si è trattato di un crimine isolato, ma di un segnale inquietante di ciò che si prospetta”.

“Mentre le milizie palestinesi sostenute da Israele si attribuiscono apertamente il merito di diversi omicidi mirati, gli Stati Uniti stanno riproponendo un copione familiare […] sperimentato in Iraq e Afghanistan, dove squadroni della morte, raid notturni e missioni ‘uccidi o cattura’ sono stati cinicamente pubblicizzati come operazioni che avevano l’obiettivo di portare stabilità e pace”.

Gaza sembra “il prossimo laboratorio di questo modello, sotto la bandiera del cosiddetto ‘piano di pace’ di Donald Trump, con conseguenze catastrofiche, come ha…


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🇷🇺🇷🇺🇺🇸🇺🇸🇺🇦🇺🇦 UCRAINA-RUSSIA E USA: IL SUMMIT DI ABU DHABI

Il summit tripartito Ucraina-Russia-Stati Uniti che si sta tenendo ad Abu Dhabi, negli Emirati arabi uniti, è di importanza capitale perché è la prima volta che un negoziato sul conflitto si tiene in tale formato, con Washington decisa a chiudere la partita. Illusorio aspettarsi che ne esca un accordo, ma è altrettanto poco ragionevole non attribuirgli l’importanza del caso.

Trump sta spingendo per un’intesa, e su questo dossier i neocon appaiono più flessibili rispetto ad altre tematiche di politica estera, in particolare sul Medio oriente, sul quale non lasciano all’imperatore nessuna libertà di manovra (il dossier Epstein, leva scelta per ricattarlo, per ora sparito dai radar, può riapparire d’incanto).

Deve chiudere la guerra ucraina prima delle elezioni di Midterm, che si annunciano disastrose per il partito repubblicano. Un esito che, a parte il vulnus al suo prestigio personale, renderà a Trump più difficile chiuderla successivamente, che poi è il motivo per cui il partito della guerra globale sta facendo di tutto per dilazionare i tempi.

Lo stralunato show di Davos, nel quale l’imperatore ha bullizzato mezzo mondo, peraltro quello che in teoria va sotto la dizione “alleati”, ha avuto l’esito di impedire che l’Europa lo pressasse nuovamente sull’Ucraina.

Battendo il martello sull’incudine Groenlandia, sulla quale voleva l’accordo che sembra ormai fatto e che…


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🇺🇸🇺🇸🇬🇱🇬🇱 GROENLANDIA. TRUMP HA INFRANTO L'ILLUSIONE DEL GIARDINO EUROPEO

L’assertività di Trump sulla Groenlandia ha colto di sorpresa i leader europei.  Se fosse un effetto voluto o se “il presidente volesse semplicemente impossessarsi dell’isola, poco importa: l’impatto oggettivo più importante della controversia sulla Groenlandia è quello che avrà […] sulla cosiddetta ‘Alleanza Atlantica’ e sulla guerra ucraina”. Così l’economista Philip Pilkington su The Amerian Conservative.

Anzitutto, Pilkington  affronta la “questione morale-giuridica” della vicenda dove, al di là dello scompiglio nefasto causato ai danesi, rileva “l’ipocrisia” dei leader europei: “Si comportano come se un’azione unilaterale degli Stati Uniti contro un territorio che non gli appartiene fosse una sfida al Mandato Celeste. Eppure, solo pochi giorni fa, questi stessi leader applaudivano la cosiddetta ‘azione di polizia’” in Venezuela.

“Ricordiamo, poi, che quando il Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, ha chiamato Trump ‘papà’ – offrendo al mondo uno spaccato della sordida relazione che si è sviluppata tra gli Stati Uniti e i suoi masochisti vassalli europei – si riferiva agli attacchi dell’amministrazione Trump contro gli impianti nucleari iraniani”.

“Tralasciando il giudizio sulle azioni in Venezuela e Iran, il punto è che gli europei sono perfettamente d’accordo con gli interventi militari in altri paesi, purché siano al di fuori della sacra alleanza. Viene in mente il commento del vicepresidente della Commissione europea Josep Borrell del 2022, secondo il quale il mondo al di fuori del ‘giardino’ europeo è una ‘giungla’ – e quindi, se ne deduce, si applicano le leggi della giungla”.

“Questo non è solo un aspetto dell’attuale ondata di razzismo neocoloniale […] dei leader europei – una squallida piccola fantasia che vivono indirettamente attraverso gli interventi di ‘papà’ nei loro vecchi territori. I leader europei si preoccupano altrettanto poco delle popolazioni dell’Europa...


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🇮🇱🇮🇱🇺🇸🇺🇸 L'ICE È CRESCIUTA ALLA SCUOLA DELLA SICUREZZA ISRAELIANA

Le gesta dell’ICE hanno scandalizzato il mondo. Non solo i due cittadini uccisi, ma anche l’arresto di bambini e tanto altro, così che il paragone tra gli agenti dell’Agenzia anti-immigrazione e la Gestapo è diventato d’uso comune.
Tra tanti scritti sul tema, quello di Connor Echols su Responsible Statecraft, di cui riportiamo ampi brani: “Nelle ultime settimane, migliaia di agenti federali delle forze dell’ordine hanno invaso Minneapolis. I video mostrano agenti dell’immigrazione che saltano fuori da furgoni senza targhe, affrontano i manifestanti, usano spray al peperoncino, rompono i finestrini per trascinarli fuori dalle auto”.

“[…] Per quanti hanno visto il conflitto israelo-palestinese, queste scene appaiono stranamente familiari. Una somiglianza che potrebbe non essere una coincidenza. Infatti, da due decenni, i funzionari dell’immigrazione degli Stati Uniti hanno uno stretto rapporto con il governo israeliano. Una collaborazione che comprende viaggi di alti funzionari delle forze dell’ordine statunitensi in Israele, formazione congiunta per gli agenti dell’immigrazione e interscambi di tecnologie che hanno messo a disposizione dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) sofisticate tecniche di sorveglianza. L’esito è stato un allineamento sempre forte tra le agenzie di sicurezza israeliane e statunitensi”.

“L’obiettivo principale di questa collaborazione è quello di prevenire gli atti di terrorismo […]. Tuttavia, dal momento che l’amministrazione Trump ha rimodellato la repressione dell’immigrazione clandestina come una sorta di rinnovata guerra al terrorismo, queste tattiche antiterrorismo sono state applicate a un numero sempre maggiore di persone. Questo cambiamento, che ha suscitato reazioni negative nonostante il grande sostegno dell’opinione pubblica alla lotta all’immigrazione clandestina, sta ora dando agli americani un assaggio di come opera l’esercito israeliano in Cisgiordania, secondo Josh Paul, ex direttore dell’ufficio per il trasferimento di armi del Dipartimento di Stato”.

In realtà, come spiegherà successivamente Echols, l’amministrazione Trump ha…


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🇷🇺🇷🇺🇺🇦🇺🇦 L'ATTENTATO AL FUNZIONARIO RUSSO È DIRETTO CONTRO I NEGOZIATI

Mentre Russia e Ucraina, sotto la supervisione americana, erano impegnati in trattative per porre fine alla guerra, Kiev inviava un sicario a uccidere Vladimir Alekseev, vicedirettore dell’intelligence militare di Mosca (GRU), il cui diretto superiore, Igor Kostyukov, si trovava ad Abu Dhabi a guidare la delegazione negoziale russa.

Alekseev ora lotta con la morte, ma al di là del suo destino personale, che interessa familiari, amici e il suo Paese, ciò che più importa è il palese tentativo di Kiev – e di chi ha aiutato Kiev in un’operazione che non poteva fare da sola (MI6? CIA? Mossad?) – di far fallire i negoziati.

Infatti, a nulla serve eliminare un funzionario di tale livello, che Mosca può rimpiazzare in pochi minuti. Serve solo a inviare un messaggio e a tentare di costringere Mosca ad abbandonare le trattative o a reagire in maniera incontrollata, così da poterla accusare di non voler chiudere il conflitto.

Dall’inizio della guerra tutti i politici occidentali, al netto della nuova amministrazione Usa, e i giornalisti mainstream hanno dichiarato e scritto in maniera ossessiva, di fatto maniacale, che la Russia non ha mai avuto intenzione di trovare un accordo.
Così l’attentato ad Alekseev si può considerare un momento epifanico che disvela le menzogne propalate in modalità psicotica in questi anni. E rivela che gli sforzi del partito della guerra globale per far proseguire il conflitto fino all’ultimo ucraino sono…


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