𝗘' 𝗽𝗿𝗼𝗻𝘁𝗮 𝗹𝗮 𝗙𝗶𝗸𝗮𝘁𝗮!
Raccolti i fichi dagli alberi di Ortogentile - terra pubblica autogestita a Japigia, nei giardini del B&Rs abbiamo fatto la marmellata. Un po' di zucchero di canna, succo di limone, mani che incontrano i frutti della nostra terra.
Legami e comunanze da continuare a coltivare, da non smarrire, un momento conviviale che abbiamo condiviso con le tante persone provenienti da altri angoli del Mediterraneo. Dopo aver partecipato al Manine di Lucertolona Festival, alcune persone di passaggio da Bari hanno partecipato al rito della preparazione della marmellata di fichi. Una vera Fikata!
A breve, con la sua etichetta tutta da scoprire, sarà disponibile sugli scaffali dell' Emporio Fuorimercato al Bread&Roses.
Raccolti i fichi dagli alberi di Ortogentile - terra pubblica autogestita a Japigia, nei giardini del B&Rs abbiamo fatto la marmellata. Un po' di zucchero di canna, succo di limone, mani che incontrano i frutti della nostra terra.
Legami e comunanze da continuare a coltivare, da non smarrire, un momento conviviale che abbiamo condiviso con le tante persone provenienti da altri angoli del Mediterraneo. Dopo aver partecipato al Manine di Lucertolona Festival, alcune persone di passaggio da Bari hanno partecipato al rito della preparazione della marmellata di fichi. Una vera Fikata!
A breve, con la sua etichetta tutta da scoprire, sarà disponibile sugli scaffali dell' Emporio Fuorimercato al Bread&Roses.
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𝐒𝐟𝐫𝐮𝐭𝐭𝐚𝐙𝐞𝐫𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐏𝐚𝐥𝐞𝐬𝐭𝐢𝐧𝐚. 𝐒𝐟𝐫𝐮𝐭𝐭𝐚𝐙𝐞𝐫𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐢 "𝐝𝐚𝐧𝐧𝐚𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐚", 𝐜𝐨𝐧 𝐢 𝐩𝐨𝐩𝐨𝐥𝐢 𝐨𝐩𝐩𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢 𝐞 𝐥𝐞 𝐥𝐨𝐫𝐨 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐧𝐳𝐞.
Grazie al lavoro in #autogestione, frutto di una rete contadina diffusa in terra di #Bari, abbiamo coltivato, raccolto e trasformato circa 100 quintali di pomodori in salsa.
Quasi 10000 vasetti prodotti, immagazzinati al Bread&Roses spazio di mutuo soccorso, sono pronti per essere distribuiti in Italia e non solo, grazie al supporto solidale e agli ordini collettivi di tante singole persone e realtà associative (formali e informali) che partecipano alla costruzione di una piccola, ma fitta rete distributiva contro e fuori mercato.
Il pomodoro SfruttaZero avvolto dalla bandiera palestinese per noi significa urlare stop al genocidio in corso, significa sostenere una lotta allo stesso tempo umanitaria e politica:
Continua a leggere:
https://www.instagram.com/breadandrosesbari?igsh=MWhmZng0Y3RhNmNoYw==
https://www.facebook.com/share/p/1GRLo2Az7Y/
Grazie al lavoro in #autogestione, frutto di una rete contadina diffusa in terra di #Bari, abbiamo coltivato, raccolto e trasformato circa 100 quintali di pomodori in salsa.
Quasi 10000 vasetti prodotti, immagazzinati al Bread&Roses spazio di mutuo soccorso, sono pronti per essere distribuiti in Italia e non solo, grazie al supporto solidale e agli ordini collettivi di tante singole persone e realtà associative (formali e informali) che partecipano alla costruzione di una piccola, ma fitta rete distributiva contro e fuori mercato.
Il pomodoro SfruttaZero avvolto dalla bandiera palestinese per noi significa urlare stop al genocidio in corso, significa sostenere una lotta allo stesso tempo umanitaria e politica:
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𝗨𝗻𝗮 𝗙𝗶𝗲𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗟𝗲𝘃𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝗣𝗮𝗹𝗲𝘀𝘁𝗶𝗻𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗿-𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲. Una Fiera del Levante per i popoli oppressi che resistono, che dicono basta ad apartheid, invasioni e colonialismi.
Cooperazione tra popoli, scambio di saperi e conoscenze per la pace, pratiche agroecologiche che attraversano il Mediterraneo, salvaguardia degli ecosistemi contro ecocidi e genocidi. Domani saremo in piazza a #Bari alla manifestazione "Facciamo rumore in Fiera" ore 9 ingresso Orientale, con le immagini che ci arrivano dalla Palestina, dove 🌱 in Cisgiordania l'associazione Donne Rataj e alcune coop agricole nella città di Juice, organizzano attività per bambini e adolescenti tramite giochi e dialoghi interattivi. Un'esperienza pratica dove ogni bambino ha piantato un pianta e ha scritto il proprio nome sui bastoni per continuare a prendersene cura. 🌿
Affrontare il cambiamento climatico, preservare la terra palestinese e promuovere l'agricoltura contadina come forma di protezione dell'ambiente e resistenza agli insediamenti coloniali
Cooperazione tra popoli, scambio di saperi e conoscenze per la pace, pratiche agroecologiche che attraversano il Mediterraneo, salvaguardia degli ecosistemi contro ecocidi e genocidi. Domani saremo in piazza a #Bari alla manifestazione "Facciamo rumore in Fiera" ore 9 ingresso Orientale, con le immagini che ci arrivano dalla Palestina, dove 🌱 in Cisgiordania l'associazione Donne Rataj e alcune coop agricole nella città di Juice, organizzano attività per bambini e adolescenti tramite giochi e dialoghi interattivi. Un'esperienza pratica dove ogni bambino ha piantato un pianta e ha scritto il proprio nome sui bastoni per continuare a prendersene cura. 🌿
Affrontare il cambiamento climatico, preservare la terra palestinese e promuovere l'agricoltura contadina come forma di protezione dell'ambiente e resistenza agli insediamenti coloniali
𝗦𝗲𝗴𝘂𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗹𝗮 𝘀𝗰𝘂𝗼𝗹𝗮 𝗴𝗶𝗮𝗰𝗼𝗯𝗶𝗻𝗮 𝗮𝗹 𝗕𝗿𝗲𝗮𝗱&𝗥𝗼𝘀𝗲𝘀.
Dal 19 al 21 settembre la quarta edizione della Scuola di Jacobin Italia sarà anche a Bari, in collegamento dal B&Rs.
Analisi, immaginari e resistenze per trasformare il mondo. Un apprendistato giacobino per cogliere il crescente bisogno di una #politica radicalmente alternativa all’esistente. Una scuola per studiare insieme e per arricchire il lavoro che facciamo con la nostra rivista: costruire nuove idee per l’avvenire, proporre linguaggi e analisi capaci di smontare le narrazioni dei potenti, ridare energia alla working class e far rientrare la parola #rivoluzione nell’immaginario collettivo. Leggi il programma: https://jacobinitalia.it/scuola2025/
Iniziamo venerdì dalle 15.30 fino a domenica mattina. Per seguire la scuola, inviaci un messaggio in privato oppure ci vediamo direttamente al Bread
Dal 19 al 21 settembre la quarta edizione della Scuola di Jacobin Italia sarà anche a Bari, in collegamento dal B&Rs.
Analisi, immaginari e resistenze per trasformare il mondo. Un apprendistato giacobino per cogliere il crescente bisogno di una #politica radicalmente alternativa all’esistente. Una scuola per studiare insieme e per arricchire il lavoro che facciamo con la nostra rivista: costruire nuove idee per l’avvenire, proporre linguaggi e analisi capaci di smontare le narrazioni dei potenti, ridare energia alla working class e far rientrare la parola #rivoluzione nell’immaginario collettivo. Leggi il programma: https://jacobinitalia.it/scuola2025/
Iniziamo venerdì dalle 15.30 fino a domenica mattina. Per seguire la scuola, inviaci un messaggio in privato oppure ci vediamo direttamente al Bread
𝗟'𝘂𝗻𝗶𝗰𝗼 𝗶𝗻𝗳𝗶𝗹𝘁𝗿𝗮𝘁𝗼, 𝗶𝗹 𝗽𝗼𝗻𝘁𝗲 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗼 𝘀𝘁𝗿𝗲𝘁𝘁𝗼!
Hanno arrestato Andre, Bak e Guido per fatti avvenuti alla manifestazione #NoPonte a Messina. Perquisizioni, sequestri di cellulari e ore d'attesa prima di sapere di essere indagatə e in arresto prima ancora di un processo, in forma cautelare. Altre persone sono sotto indagini.
Ancora una volta la risposta violenta e repressiva su chi si oppone alle #ingiustizie di questo sistema. Il ponte è un progetto inutile, costoso e devastante per l'#ambiente, che risponde a interessi economici sporchi mentre la regione Sicilia è in emergenza idrica e tutto il paese e in particolare il sud Italia è da tempo in emergenza sociale. Un filo collega il ponte, opera giustificata come infrastruttura strategica militare, a quello che sta succedendo in Palestina e in tutti i luoghi vittime del colonialismo.
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https://www.facebook.com/share/p/19UDDq1QUP/
https://www.instagram.com/breadandrosesbari?igsh=MWhmZng0Y3RhNmNoYw==
Hanno arrestato Andre, Bak e Guido per fatti avvenuti alla manifestazione #NoPonte a Messina. Perquisizioni, sequestri di cellulari e ore d'attesa prima di sapere di essere indagatə e in arresto prima ancora di un processo, in forma cautelare. Altre persone sono sotto indagini.
Ancora una volta la risposta violenta e repressiva su chi si oppone alle #ingiustizie di questo sistema. Il ponte è un progetto inutile, costoso e devastante per l'#ambiente, che risponde a interessi economici sporchi mentre la regione Sicilia è in emergenza idrica e tutto il paese e in particolare il sud Italia è da tempo in emergenza sociale. Un filo collega il ponte, opera giustificata come infrastruttura strategica militare, a quello che sta succedendo in Palestina e in tutti i luoghi vittime del colonialismo.
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𝗔𝗯𝗶𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗧𝗮𝗿𝗮𝗻𝘁𝗼: 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗲 𝗾𝘂𝗼𝘁𝗶𝗱𝗶𝗮𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗰𝗿𝗶𝘀𝗶 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗼-𝗲𝗰𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗮
“A Taranto c’è l’Ilva!”
“Come sarebbe bella Taranto piena di turist*”
Queste due frasi, apparentemente opposte, sono in realtà legate. Attraverso di esse traspare una concezione di Taranto resa prodotto, sottratta alla propria comunità, calibrata minuziosamente dall’alto a uso e consumo di altr*.
𝗚𝗶𝗼𝘃𝗲𝗱𝗶̀ 𝟮𝟱 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝘃𝗼𝗴𝗹𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗽𝗿𝗼𝘃𝗮𝗿𝗲 𝗮 𝗶𝗺𝗺𝗮𝗴𝗶𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗱𝗶 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗿𝘀𝗼. Attraverso le storie di alcune delle lotte sociali ed ecologiste a Taranto desideriamo pensare pratiche nuove, che rompano con un passato presente segnato dalla monocultura dell’oppressione sistemica verso un immaginario trasversale della crisi socio-ecologica.
Costruire alleanze tra territori può significare raccontare immaginari, storie, esperienze, mettendo di lato un fare politica fatto solo di dati e dossier. Nello scambio profondo di sguardi, di rabbia e di complicità ritroviamo un fare politica dal basso, nel rispetto di tutti quei saperi popolari, operai, migranti, che aprono squarci sulla realtà quotidiana dell’abitare le nostre zone di sacrificio.
Il progetto di una nuova discarica a Paolo Sesto diviene così lo spazio di condivisione di una comunità arrabbiata e stanca, che sin dal primo momento si sente legata indissolubilmente a un intero territorio devastato. Che tu abbia lottato contro il mostro d’acciaio, contro un nuovo dissalatore, contro un’opera dannosa nel quartiere, contro una discarica, lo spazio della lotta ecologista mette al centro a Taranto un interrogativo comune e fondamentale, che sfugge dal mero dato oggettivo, per ripoliticizzare il proprio rapporto con il corpo e il territorio, ripensando radicalmente le modalità attraverso cui costruiamo affettività, relazioni, vite e comunità libere e liberate.
Che cosa significa davvero abitare una zona di sacrificio? Ovvero: che cosa significa abitare Taranto?
Giovedì 25 settembre, presso lo spazio di mutuo soccorso Bread&Roses, a partire dalle ore 19. Ne parliamo con:
Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti
Convocatoria Ecologista Taranto
NO ALLA Discarica
“A Taranto c’è l’Ilva!”
“Come sarebbe bella Taranto piena di turist*”
Queste due frasi, apparentemente opposte, sono in realtà legate. Attraverso di esse traspare una concezione di Taranto resa prodotto, sottratta alla propria comunità, calibrata minuziosamente dall’alto a uso e consumo di altr*.
𝗚𝗶𝗼𝘃𝗲𝗱𝗶̀ 𝟮𝟱 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝘃𝗼𝗴𝗹𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗽𝗿𝗼𝘃𝗮𝗿𝗲 𝗮 𝗶𝗺𝗺𝗮𝗴𝗶𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗱𝗶 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗿𝘀𝗼. Attraverso le storie di alcune delle lotte sociali ed ecologiste a Taranto desideriamo pensare pratiche nuove, che rompano con un passato presente segnato dalla monocultura dell’oppressione sistemica verso un immaginario trasversale della crisi socio-ecologica.
Costruire alleanze tra territori può significare raccontare immaginari, storie, esperienze, mettendo di lato un fare politica fatto solo di dati e dossier. Nello scambio profondo di sguardi, di rabbia e di complicità ritroviamo un fare politica dal basso, nel rispetto di tutti quei saperi popolari, operai, migranti, che aprono squarci sulla realtà quotidiana dell’abitare le nostre zone di sacrificio.
Il progetto di una nuova discarica a Paolo Sesto diviene così lo spazio di condivisione di una comunità arrabbiata e stanca, che sin dal primo momento si sente legata indissolubilmente a un intero territorio devastato. Che tu abbia lottato contro il mostro d’acciaio, contro un nuovo dissalatore, contro un’opera dannosa nel quartiere, contro una discarica, lo spazio della lotta ecologista mette al centro a Taranto un interrogativo comune e fondamentale, che sfugge dal mero dato oggettivo, per ripoliticizzare il proprio rapporto con il corpo e il territorio, ripensando radicalmente le modalità attraverso cui costruiamo affettività, relazioni, vite e comunità libere e liberate.
Che cosa significa davvero abitare una zona di sacrificio? Ovvero: che cosa significa abitare Taranto?
Giovedì 25 settembre, presso lo spazio di mutuo soccorso Bread&Roses, a partire dalle ore 19. Ne parliamo con:
Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti
Convocatoria Ecologista Taranto
NO ALLA Discarica
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𝗩𝗼𝗰𝗶 𝗱𝗶 𝗱𝗶𝗴𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝗲 𝗿𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗣𝗮𝗹𝗲𝘀𝘁𝗶𝗻𝗮. Pubblichiamo il messaggio ricevuto da Popular Art Centre e letto da Wadoud durante la giornata di #sciopero del 22 sett.
𝗟𝗮 𝗺𝗼𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗮! 𝗢𝗴𝗴𝗶 𝗶𝗻 𝗽𝗶𝗮𝘇𝘇𝗮 𝗣𝗿𝗲𝗳𝗲𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗼𝗿𝗲 𝟭𝟴.𝟯𝟬 𝗮 𝗱𝗶𝗳𝗲𝘀𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗚𝗹𝗼𝗯𝗮𝗹 𝗦𝘂𝗺𝘂𝗱 𝗙𝗹𝗼𝘁𝘁𝗶𝗹𝗹𝗮
"Buongiorno. #Palestina libera, la vostra solidarietà con noi è un atto di resistenza. state dalla parte della giustizia e dell'umanità contro oppressione e colonialismo. La vostra presenza nelle grandi manifestazioni nelle strade, lo sciopero, il vostro supporto alla Sumud e Freedom Global Flottilla per rompere l'assedio a Gaza, danno spirito e forza al popolo palestinese che è soggetto a genocidio e pulizia etnica.
Ogni giorno che passa siamo testimoni di un massacro continuo a #Gaza: circa 100 Palestinesi - soprattutto donne e bambini - sono uccise, muoiono di fame, sono bruciate vive nelle tende, sono costrette allo sfollamento da un luogo all'altro sotto bombardamenti insensati e mai visti prima, che hanno lo scopo di distruggere le vite e cacciare le persone dalle loro case, con il supporto dei coloniali Stati Uniti e nel vergognoso silenzio dei governi arabi ed europei.
In #Cisgiordania, l'espansione dei coloni si sta estendendo con la costruzione di migliaia di nuove colonie, mentre gli attacchi dei coloni ai villaggi Palestinesi aumentano: bruciano case e auto, confiscano terre e terrorizzato le persone residenti. Condivido con voi la testimonianza della settimana scorsa dal villaggio di al-Mughayyir a est di Rammallah. Nell’assedio forzato durato 3 giorni, ogni casa è stata saccheggiata, 10mila alberi di ulivo e mandorle sono stati sradicati, dozzine di auto sono state bruciate e altre sequestrate. Solo al termine dello scorso anno, 60 case nel villaggio sono state incendiate. Questa non è una storia isolata; riflette la realtà vissuta dai villaggi Palestinesi in Cisgiordania. Stanno isolando i villaggi e i paesi Palestinesi l'uno dall'altro con l'installazione di più di 1,000 cancelli elettronici, in un terribile sistema di apartheid.
Nonostante questa realtà noi #resistiamo con tutto quello che abbiamo: con l'arte e la cultura, seminando speranza nei cuori di bambini nonostante le macerie e la disperazione, e provando a fornire cibo alle persone sfollate dai campi, che oggi sono arrivate a circa 60mila. Resistiamo coltivando, espandendo le aree coltivate e rafforzando le cooperative. Abbiamo creato una rete di cooperative guidate da rappresentanti di agricoltori, abbiamo costituito un fondo di solidarietà dai contributi delle cooperative e da donazioni locali per supportare le attività che sono state danneggiate dagli attacchi dell'occupazione.
Ci autorganizziamo nei nostri villaggi e nelle nostre comunità, rafforzando i legami per incoraggiare produzione e solidarietà. E stiamo lavorando per formare comitati popolari in ogni villaggio che mettano insieme medici, insegnanti, professioniste e giovani, per preparare ad affrontare in modo condiviso i pericoli e i coloni che ci assediano. Abbiamo chiamato questi villaggi: #villaggiliberati.
Infine, diamo valore alla nostra relazione con Sfruttazero e Fuorimercato, che è iniziata 2 anni fa e si è sviluppata in un contesto difficile e complesso. In momenti di frustrazione e disperazione, la vostra #solidarietà è stata una finestra di speranza per noi attraverso i vostri atti di resistenza e le vostre iniziative di supporto per la Palestina. La nostra relazione è stata uno spazio di mutua conoscenza e di supporto da persone libere, indipendenti dalle istituzioni del capitalismo coloniale. “Con il vostro supporto, terre sono state liberate e riportate alla vita, coltivate con semi e piantine che portano i vostri nomi come simbolo di resistenza e #speranza”.
foto B. Morelli
𝗟𝗮 𝗺𝗼𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗮! 𝗢𝗴𝗴𝗶 𝗶𝗻 𝗽𝗶𝗮𝘇𝘇𝗮 𝗣𝗿𝗲𝗳𝗲𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗼𝗿𝗲 𝟭𝟴.𝟯𝟬 𝗮 𝗱𝗶𝗳𝗲𝘀𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗚𝗹𝗼𝗯𝗮𝗹 𝗦𝘂𝗺𝘂𝗱 𝗙𝗹𝗼𝘁𝘁𝗶𝗹𝗹𝗮
"Buongiorno. #Palestina libera, la vostra solidarietà con noi è un atto di resistenza. state dalla parte della giustizia e dell'umanità contro oppressione e colonialismo. La vostra presenza nelle grandi manifestazioni nelle strade, lo sciopero, il vostro supporto alla Sumud e Freedom Global Flottilla per rompere l'assedio a Gaza, danno spirito e forza al popolo palestinese che è soggetto a genocidio e pulizia etnica.
Ogni giorno che passa siamo testimoni di un massacro continuo a #Gaza: circa 100 Palestinesi - soprattutto donne e bambini - sono uccise, muoiono di fame, sono bruciate vive nelle tende, sono costrette allo sfollamento da un luogo all'altro sotto bombardamenti insensati e mai visti prima, che hanno lo scopo di distruggere le vite e cacciare le persone dalle loro case, con il supporto dei coloniali Stati Uniti e nel vergognoso silenzio dei governi arabi ed europei.
In #Cisgiordania, l'espansione dei coloni si sta estendendo con la costruzione di migliaia di nuove colonie, mentre gli attacchi dei coloni ai villaggi Palestinesi aumentano: bruciano case e auto, confiscano terre e terrorizzato le persone residenti. Condivido con voi la testimonianza della settimana scorsa dal villaggio di al-Mughayyir a est di Rammallah. Nell’assedio forzato durato 3 giorni, ogni casa è stata saccheggiata, 10mila alberi di ulivo e mandorle sono stati sradicati, dozzine di auto sono state bruciate e altre sequestrate. Solo al termine dello scorso anno, 60 case nel villaggio sono state incendiate. Questa non è una storia isolata; riflette la realtà vissuta dai villaggi Palestinesi in Cisgiordania. Stanno isolando i villaggi e i paesi Palestinesi l'uno dall'altro con l'installazione di più di 1,000 cancelli elettronici, in un terribile sistema di apartheid.
Nonostante questa realtà noi #resistiamo con tutto quello che abbiamo: con l'arte e la cultura, seminando speranza nei cuori di bambini nonostante le macerie e la disperazione, e provando a fornire cibo alle persone sfollate dai campi, che oggi sono arrivate a circa 60mila. Resistiamo coltivando, espandendo le aree coltivate e rafforzando le cooperative. Abbiamo creato una rete di cooperative guidate da rappresentanti di agricoltori, abbiamo costituito un fondo di solidarietà dai contributi delle cooperative e da donazioni locali per supportare le attività che sono state danneggiate dagli attacchi dell'occupazione.
Ci autorganizziamo nei nostri villaggi e nelle nostre comunità, rafforzando i legami per incoraggiare produzione e solidarietà. E stiamo lavorando per formare comitati popolari in ogni villaggio che mettano insieme medici, insegnanti, professioniste e giovani, per preparare ad affrontare in modo condiviso i pericoli e i coloni che ci assediano. Abbiamo chiamato questi villaggi: #villaggiliberati.
Infine, diamo valore alla nostra relazione con Sfruttazero e Fuorimercato, che è iniziata 2 anni fa e si è sviluppata in un contesto difficile e complesso. In momenti di frustrazione e disperazione, la vostra #solidarietà è stata una finestra di speranza per noi attraverso i vostri atti di resistenza e le vostre iniziative di supporto per la Palestina. La nostra relazione è stata uno spazio di mutua conoscenza e di supporto da persone libere, indipendenti dalle istituzioni del capitalismo coloniale. “Con il vostro supporto, terre sono state liberate e riportate alla vita, coltivate con semi e piantine che portano i vostri nomi come simbolo di resistenza e #speranza”.
foto B. Morelli
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𝗔𝗯𝗶𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗧𝗮𝗿𝗮𝗻𝘁𝗼: 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗲 𝗾𝘂𝗼𝘁𝗶𝗱𝗶𝗮𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗰𝗿𝗶𝘀𝗶 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗼-𝗲𝗰𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗮
“A Taranto c’è l’Ilva!”
“Come sarebbe bella Taranto piena di turist*”
Queste due frasi, apparentemente opposte, sono in realtà legate. Attraverso di esse traspare una concezione di Taranto resa prodotto, sottratta alla propria comunità, calibrata minuziosamente dall’alto a uso e consumo di altr*.
Oggi 𝟮𝟱 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝘃𝗼𝗴𝗹𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗽𝗿𝗼𝘃𝗮𝗿𝗲 𝗮 𝗶𝗺𝗺𝗮𝗴𝗶𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗱𝗶 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗿𝘀𝗼. Attraverso le storie di alcune delle lotte sociali ed ecologiste a Taranto desideriamo pensare pratiche nuove, che rompano con un passato presente segnato dalla monocultura dell’oppressione sistemica verso un immaginario trasversale della crisi socio-ecologica.
“A Taranto c’è l’Ilva!”
“Come sarebbe bella Taranto piena di turist*”
Queste due frasi, apparentemente opposte, sono in realtà legate. Attraverso di esse traspare una concezione di Taranto resa prodotto, sottratta alla propria comunità, calibrata minuziosamente dall’alto a uso e consumo di altr*.
Oggi 𝟮𝟱 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝘃𝗼𝗴𝗹𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗽𝗿𝗼𝘃𝗮𝗿𝗲 𝗮 𝗶𝗺𝗺𝗮𝗴𝗶𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗱𝗶 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗿𝘀𝗼. Attraverso le storie di alcune delle lotte sociali ed ecologiste a Taranto desideriamo pensare pratiche nuove, che rompano con un passato presente segnato dalla monocultura dell’oppressione sistemica verso un immaginario trasversale della crisi socio-ecologica.
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Oggi siamo a Grottaglie davanti alla Leonardo e al porto di Taranto. Il nostro intervento durante il corteo.
Da decenni lavoratorə, studentə insieme non si astenevano dal #lavoro, non si mobilitavano per dare solidarietà alla #resistenza di un popolo in lotta. È un momento storico, inimmaginabile fino a poco tempo fa, quando la parola genocidio non era pronunciabile in pubblico. Quando ad esempio il movimento giovanile dell'#Intifada nella primavera del 2024 veniva represso, non considerato.
Non tuttə, però, possono permettersi di scioperare, scendere in piazza in maniera permanente. Cosa si fa per sopperire a questa difficoltà? Nel nostro piccolo in Solidaria Bari usiamo la #cassa di #mutuosoccorso per coprire la giornata di paga di chi vive in un limbo tra la voglia di manifestare e la difficoltà nel rinunciare al reddito. Persone precarie, migranti, invisibili sotto ricatto, senza contratto.
Il #movimento di solidarietà alla resistenza palestinese e contro il genocidio è importante che abbia alcune caratteristiche. L'urgenza, perché Gaza sta bruciando adesso. L'efficacia, perché solo cambiando i rapporti di forza diamo il nostro contributo. La permanenza, perché i rapporti di forza non si cambiano in un solo giorno o con un solo sciopero.
C'è bisogno di agire con urgenza e anche attrezzarsi per dare continuità alla mobilitazione. Ma come? Prima di tutto è necessario relazionarsi, mettersi in contatto, ascoltare il popolo palestinese, le sue voci.
Contemporaneamente come reggiamo altri scioperi? Come reggiamo uno stato di agitazione permanente? Come ampliare la mobilitazione pensando a chi è sotto ricatto, precariə nella vita, sui posti di lavoro? Diventa necessario, se non indispensabile, istituire casse di resistenza, mutualistiche. Non solo localmente osul piano associativo, bensì casse nazionali diffuse, intersindacali.
E poi quale programma sociale alternativo all'#economia di guerra, al capitalismo costruiamo? Insieme al boicottaggio, ai blocchi, alle sanzioni da agire e rivendicare, sono necessarie altre pratiche e lotte: produzioni fuori dalle logiche del profitto, contro e fuori la Grande distribuzione organizzata, produzioni #fuorimercato. Produzioni tramite lavoro in #autogestione. Riappropriarsi di terre, spazi pubblici, dei mezzi di produzione e di cura. Supportare le economie della resistenza palestinese, costruire economie della cura, #ecologiste, #anticapitaliste.
Per questo c'è da sostenere il movimento tarantino che pretende e lotta per la #chiusura dell'#exIlva, per dare vita al Piano Taranto, alla bonifica di un territorio anch'esso martoriato. Un piano dalla parte della classe operaia, della città, del diritto a respirare.
C'è da sostenere la lotta del Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze e del movimento solidale #Insorgiamo per la #reindustrializzazione ecologica per la produzione dei pannelli fotovoltaici e delle cargo bike.
Insieme ai blocchi, agli scioperi, alla solidarietà alla Global sumud flotilla, con queste economie alternative possiamo rompere con l'economia di guerra, possiamo fare esercizio e apprendimento concreto di contropotere, di ecosocialismo.
E c'è bisogno di solidarizzare con tutti i #popoli oppressi, i popoli che subiscono invasione del proprio territorio, morte, oppressione. Dal Congo al Sudan, all'Ucraina. Al Bread&Roses abbiamo costruito relazioni con realtà palestinesi, con collettivi di lavoratori e collettivi femministi ucraini. Siamo contro tutti gli imperialismi.
#Palestina libera dal fiume fino al mare
con Grottaglie per la Palestina, Taranto per la Palestina, Assemblea Bari X Palestina, Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti
Da decenni lavoratorə, studentə insieme non si astenevano dal #lavoro, non si mobilitavano per dare solidarietà alla #resistenza di un popolo in lotta. È un momento storico, inimmaginabile fino a poco tempo fa, quando la parola genocidio non era pronunciabile in pubblico. Quando ad esempio il movimento giovanile dell'#Intifada nella primavera del 2024 veniva represso, non considerato.
Non tuttə, però, possono permettersi di scioperare, scendere in piazza in maniera permanente. Cosa si fa per sopperire a questa difficoltà? Nel nostro piccolo in Solidaria Bari usiamo la #cassa di #mutuosoccorso per coprire la giornata di paga di chi vive in un limbo tra la voglia di manifestare e la difficoltà nel rinunciare al reddito. Persone precarie, migranti, invisibili sotto ricatto, senza contratto.
Il #movimento di solidarietà alla resistenza palestinese e contro il genocidio è importante che abbia alcune caratteristiche. L'urgenza, perché Gaza sta bruciando adesso. L'efficacia, perché solo cambiando i rapporti di forza diamo il nostro contributo. La permanenza, perché i rapporti di forza non si cambiano in un solo giorno o con un solo sciopero.
C'è bisogno di agire con urgenza e anche attrezzarsi per dare continuità alla mobilitazione. Ma come? Prima di tutto è necessario relazionarsi, mettersi in contatto, ascoltare il popolo palestinese, le sue voci.
Contemporaneamente come reggiamo altri scioperi? Come reggiamo uno stato di agitazione permanente? Come ampliare la mobilitazione pensando a chi è sotto ricatto, precariə nella vita, sui posti di lavoro? Diventa necessario, se non indispensabile, istituire casse di resistenza, mutualistiche. Non solo localmente osul piano associativo, bensì casse nazionali diffuse, intersindacali.
E poi quale programma sociale alternativo all'#economia di guerra, al capitalismo costruiamo? Insieme al boicottaggio, ai blocchi, alle sanzioni da agire e rivendicare, sono necessarie altre pratiche e lotte: produzioni fuori dalle logiche del profitto, contro e fuori la Grande distribuzione organizzata, produzioni #fuorimercato. Produzioni tramite lavoro in #autogestione. Riappropriarsi di terre, spazi pubblici, dei mezzi di produzione e di cura. Supportare le economie della resistenza palestinese, costruire economie della cura, #ecologiste, #anticapitaliste.
Per questo c'è da sostenere il movimento tarantino che pretende e lotta per la #chiusura dell'#exIlva, per dare vita al Piano Taranto, alla bonifica di un territorio anch'esso martoriato. Un piano dalla parte della classe operaia, della città, del diritto a respirare.
C'è da sostenere la lotta del Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze e del movimento solidale #Insorgiamo per la #reindustrializzazione ecologica per la produzione dei pannelli fotovoltaici e delle cargo bike.
Insieme ai blocchi, agli scioperi, alla solidarietà alla Global sumud flotilla, con queste economie alternative possiamo rompere con l'economia di guerra, possiamo fare esercizio e apprendimento concreto di contropotere, di ecosocialismo.
E c'è bisogno di solidarizzare con tutti i #popoli oppressi, i popoli che subiscono invasione del proprio territorio, morte, oppressione. Dal Congo al Sudan, all'Ucraina. Al Bread&Roses abbiamo costruito relazioni con realtà palestinesi, con collettivi di lavoratori e collettivi femministi ucraini. Siamo contro tutti gli imperialismi.
#Palestina libera dal fiume fino al mare
con Grottaglie per la Palestina, Taranto per la Palestina, Assemblea Bari X Palestina, Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti
Comunicato su Villa Capriati.
Lotte sociali, riappropriazione e solidarietà in città nella lotta per la Palestina libera!
Lotte sociali, riappropriazione e solidarietà in città nella lotta per la Palestina libera!
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